Con l’approvazione del decreto Irpef è passato il tanto discusso tetto agli stipendi dei manager pubblici, esteso, senza vincolo normativo, anche ai presidenti delle aziende controllate quotate in Borsa.
Noi applichiamo la ‘regola Olivetti‘ alla Pa e mettiamo un tetto insormontabile di 240mila euro ai dirigenti della pubblica amministrazione”, è stato il commento a caldo del premier Matteo Renzi (foto by InfoPhoto).
Anche i presidenti delle aziende controllate quotate avranno il tetto di 240mila euro agli stipendi, come Eni, Enel, Finmeccanica e Poste, ma non è vincolo normativo. Noi non possiamo imporlo per legge – ha chiarito Renzi -, ma possiamo dare un’indicazione politica di andare verso quella cifra lì”.
È una valutazione – ha aggiunto – che poi faranno loro in autonoma, come noi non possiamo intervenire sui tetti dello stipendio del segretario generale del Senato”.
Le spese e gli stipendi della Pa, ha poi annunciato il presidente del Consiglio dei ministri, dovranno poi finire su un “unico sito facente capo al commissario alla spending review”.
Entro due masi “tutte le spese degli enti centrali e locali saranno online. Era già così”, ma se stavolta non sarà fatto “ci saranno anche le sanzioni: se il singolo comune non mi dà tutti i dati di come ha comprato il telefonino agli assessori, noi riduciamo i trasferimenti”.

Il premier ha risposto anche alle polemiche sul provvedimento sollevate dai rappresentanti della magistratura.
Non ho paura – ha specificato Renzidi dire che mettere un tetto ai loro stipendi non è un attacco all’indipendenza della magistratura“ e, rivolgendosi nello specifico all’Associazione nazionale magistrati, che aveva sollevato molti dubbi sui rischi per l’autonomia e l’indipendenza delle toghe sottesi all’imposizione di un tetto alle remunerazioni, “io non commento le sentenze e mi aspetto che i giudici non commentino il processo di formazioni delle leggi che li riguardano”.