Venerdì scorso il Consiglio dei ministri ha varato il decreto legge sul bonus Irpef.
Il taglio dell’imposta sul reddito delle persone fisiche partirà da maggio e lascerà 80 euro in più nella busta paga di circa 10 milioni di lavoratori.
La misura, ha garantito il premier Matteo Renzi (foto by InfoPhoto) nella conferenza stampa dopo il CdM, ha carattere “strutturale”, “esattamente come è strutturale il taglio di spesa”, e con l’approvazione del decreto, ha rivendicato, “smentiamo i gufi che hanno più volte auspicato che non ci fossero le coperture”.
Confermato anche il taglio dell’Irap del 10%, con l’aliquota principale che scenderà dal 3,9% al 3,5%, mentre, a differenza di quanto prospettato con bozza del decreto circolata giovedì sera dopo l’approvazione del Documento di economia e finanze, restano fuori i tagli alla Sanità, la riorganizzazione dei Caf e, per ora, la questione incapienti.
E a proposito di questi ultimi, ha chiarito il presidente del Consiglio dei ministri, “abbiamo scelto, anche modificando l’impostazione delle ultime ore, di mantenere l’impostazione del 12 marzo: ha prevalso l’obbligo di mantenere l’impegno di dare 80 euro a 10 milioni di persone. La voce degli incapienti e partite Iva sarà inserita in provvedimenti nelle prossime settimane e mesi”.

Il bonus si perfezionerà attraverso un credito d’imposta, con il quale, ha poi spiegato il governo in un comunicato, aumenterà la retribuzione netta di dipendenti e assimilati con reddito compreso tra 8mila e 24mila euro lordi annui, “che avranno 80 euro in più al mese”.
Il decreto non prevede, invece, le decurtazioni al Sistema sanitario nazionale previste nella bozza circolata giovedì sera dopo l’approvazione del Def, completamente azzerati nella notte stessa dopo lunghe trattative tra il titolare del ministero dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e quello della Salute, Beatrice Lorenzin.
Nessun intervento, come accennato, anche sul fronte Caf, ma in questo caso, come per gli incapienti, l’intervento è soltanto posticipato, forse al prossimo anno, quando, spiega la nota di Palazzo Chigi, “lavoreranno un po’ meno grazie all’invio digitale della dichiarazione dei redditi per 32 milioni di cittadini”.