Arriveranno a giorni i decreti APe, l’anticipo pensionistico introdotto dalla Legge di Stabilità 2017 per garantire maggiore flessibilità all’uscita dal mondo del lavoro in Italia. I decreti attuativi, secondo le anticipazioni, sarebbero pronti ma devono essere inviati per approvazione al Consiglio di Stato e potrebbero arrivare in maniera differita per le diverse varianti di APe (volontaria, social e aziendale) con priorità per l’anticipo pensionistico a carico dello Stato.

Stiamo parlando dell’APe social, l’anticipo a costo zero per i lavoratori tutelati, il cui decreto attuativo è stato firmato dal Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, anche se ancora non è stato diffuso il testo. Le anticipazioni relative ai decreti attuativi parlano di una finestra estesa per presentare domanda nel 2018.

Più in particolare, nel 2017, l’unica finestra per fare domanda sarà il bimestre maggio-giugno (con l’entrata in vigore dell’APe a partire dal 1° maggio 2017), mentre dal 2018 le istanze si potranno presentare nel primo trimestre, ovvero dal 1° gennaio fino al 31 marzo.

Ricordiamo che l’APe Social consente di ritirarsi a 63 anni di età purché siano stati versati 30 o 36 anni di contributi, a seconda dei casi, sia stata maturata una pensione pari ad almeno 1,4 volte il minimo INPS (702 euro al mese) e non manchino più di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione di vecchiaia.

A queste condizioni possono accedervi solo particolari categorie di lavoratori:

  • disoccupati per licenziamento o dimissioni per giusta causa, senza trattamento di sostegno al reddito da almeno tre mesi (30 anni di contributi);
  • lavoratori che assistono coniuge o parenti di primo grado conviventi (caregiver familiari) con handicap grave di cui all’articolo 3 legge 104/1992 (30 anni di contributi);
  • inabili almeno al 74% (30 anni di contributi);
  • addetti a lavori usuranti o mansioni gravose (36 anni di contributi).

Al lavoratore verrà corrisposto un trattamento pari alla pensione maturata al momento della richiesta, fino a un massimo di 1500 euro lordi al mese. Al raggiungimento della pensione vera e propria o della pensione anticipata il lavoratore non dovrà restituire l’anticipo percepito fino al tetto di 1500 euro lordi, oltre tale cifra dovrà restituire quanto percepito in rate ventennali trattenute dall’assegno pensionistico.