Il debito pubblico italiano continua a lievitare. E’ quanto emerge dal Supplemento al Bollettino statistico dedicato alla Finanza pubblicato da Bankitalia. A fine giugno l’ammontare del debito ha raggiunto i 1.972,9 miliardi di euro dai 1.966,3 miliardi di euro del mese di maggio.

Un dato che non beneficia del positivo andamento delle entrate tributarie cresciute sia nel mese di giugno sia nei primi sei mesi del 2012. Le entrate di giugno hanno mostrato un rialzo del 5,8% (2,1 miliardi di euro) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nei primi sei mesi dell´anno le entrate sono state pari a 180,15 miliardi di euro, il 2,1% (3,7 miliardi) in più rispetto al periodo gennaio-maggio del 2011. Sull’aumento delle entrate, sottolinea la Banca d’Italia, hanno influito l’incasso della quota dell’Imu e l’aumento delle accise sulla benzina.

L’abbattimento del debito pubblico è del resto l’obiettivo principale del Governo da qui alla fine del 2012. Dopo la riforme delle pensioni e del lavoro e la spending review, l’esecutivo guidato da Mario Monti si concentrerà quindi sulla montagna del debito. Le ricette per abbattere il debito pubblico saranno inoltre al centro dei programmi dei vari schieramenti politici, che da settembre inizieranno la lunga campagna elettorale in vista delle politiche previste nella prossima primavera.

Il ministro dell´Economia, Vittorio Grilli, ha già posto le basi per l´abbattimento del debito, ovvero un piano di dismissioni di beni pubblici per 15-20 miliardi di euro l´anno anche grazie all´intervento dei fondi creati dal Demanio e dalla Cassa Depositi e Prestiti. Sul tavolo di Monti è inoltre arrivata la proposta ideata da Giuliano Amato e Franco Bassanini, il presidente della CDP. Il piano, ideato con l’appoggio del Centro studi Astrid, prevede un incasso di 178 miliardi di euro entro il 2017.

L´idea Amato-Bassanini è articolata in sei mosse, come riportato la scorsa settimana dal Corriere della Sera: cessione di immobili; capitalizzazione delle concessioni, ad esempio le lotterie; valorizzazione delle partecipate statali; imporre agli enti previdenziali degli ordini professionali di incrementare i loro investimenti in titoli di Stato a lunga scadenza; maggiore recupero dei capitali portati illegalmente in Svizzera; incentivi ad allungare le scadenze medie del debito pubblico.