Ormai non ci facciamo quasi più caso: qualche giorno fa l’Italia ha realizzato il suo ennesimo record in tema di debito pubblico. Peggio di noi fanno solo la Grecia nell’Eurozona e il Giappone nel resto del mondo. In ottobre la montagna ha raggiunto i 2.085 miliardi di euro, contro i 2.068 del mese di settembre. Alla faccia dell’austerity.

Per una volta se il futuro non ci dirà male dobbiamo ringraziare l’Unione Europea. Il calo dei rendimenti dei titoli sovrani espressi in Euro, guidata dalla Banca centrale europea, ha reso le finanze pubbliche italiane più sostenibili. Immaginate se oggi i tassi di interesse sui BTp a 10 anni fossero ancora all’8% com’è avvenuto nel 2011. Fortunatamente oggi i rendimenti dei titoli di Stato italiani si aggirano sul 4%.

L’intenzione di Mario Draghi di mantenere a lungo i tassi di interesse su questi livelli serve prima di tutto per non gettare l’Europa meridionale sul lastrico e nel caos. Secondo le proiezioni del Fondo monetario internazionale, se il costo medio del debito pubblico italiano nel periodo 2014-2018 arrivasse vero il 2,84%, il rapporto debito/PIL dovrebbe scendere verso un più sostenibile 111,3%.

Ovviamente molto dipenderà dal denominatore del rapporto, ovvero dalla crescita del Pil. La chiave di tutto resta questa. E in questo la Bce potrebbe e dovrebbe fare di più. L’idea a cui ispirarsi potrebbe essere una Ltro (Long term refinancing operation) indirizzata alle imprese. Il modello c’è ed è il Funding for lending scheme adottato dalla Bank of England il 13 luglio 2012  - e rinnovato ad aprile del 2013.

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