Ce lo dicono in continuazione – in particolare quelli dell’Unione Europea -:  il problema principale dell’Italia è la terrificante zavorra del debito pubblico. In effetti non si tratta di una questioncella: oltre 2.000 miliardi di euro e una spesa per interessi che pesa in percentuale per oltre il 5,5% del Pil ed è la maggiore dell’intero Vecchio continente.

Ogni anno rappresenta un salasso di circa 85-90 miliardi di euro. Perché siamo arrivati a questo punto ve l’ho spiegato in questo post qualche tempo fa… E ora sono tutti soldi che vengono tolti alla crescita economica. Dal confronto del debito pubblico nei principali paesi europei esce qualche spunto interessante. Da quando è scoppiata la crisi dei derivati subprime che ha fatto iniziare la crisi in cui siamo ancora invischiati, il debito pubblico nell’Eurozona è passato dal 60 all’80% e in Italia è cresciuta percentualmente meno degli altri paesi.

Tra la seconda metà del 2007 e del 2013 il debito italiano è passato da 1.628 a 2.076 miliardi di euro (+27%), mentre in Germania siamo passati da 1.597 a 2.146 miliardi (+34%) – e questo nonostante il paese pagasse meno interessi e avesse un’inflazione inferiore rispetto all’Italia. In Francia siamo al +57%, in Spagna al +137%, in Irlanda al +349%.

Perché scrivo tutto questo? Perché l’Unione Europea sta prendendo lucciole per lanterne. Il problema italiano non è la riduzione del debito ma l’aumento del Pil. La riduzione della spesa e del debito pubblico potrebbe avere un effetto nefasto sul Pil (composto per il 60% da consumi, quindi dalla domanda interna, e per la quota restante da spesa pubblica ed esportazioni nette) e quindi prolungare il circolo vizioso in cui ci troviamo.

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