Per una volta il presidente della Bce Mario Draghi ha mostrato i muscoli, ricordando alla Stampa ed alla minoranza filotedesca che la Banca centrale europea può prendere decisioni a maggioranza. Il motivo del contendere è il Quantitative easing (QE) che con ogni probabilità la Bce lancerà nei primi mesi del 2015 – speriamo a gennaio.

L’obiettivo è il ritorno ad un po’ di inflazione, che il banchiere vorrebbe rilanciare con l’acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario. Tra colore che hanno dato un appoggio incondizionato a Draghi c’è il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che ha appoggiato la mossa evidenziando quali potrebbero essere i rischi senza il QE.

Se si hanno variazione dei prezzi così basse o negative, le conseguenze possono essere gravissime per le economie con un debito pubblico molto alto, come l’Italia“. Insomma senza inflazione il debito pubblico italiano sarebbe insostenibile, e quindi porterebbe forzatamente ad un addio del nostro paese all’Euro.

Il governatore ha parlato del centenario della nascita di Federico Caffè. Per Visco, l’economia si sta muovendo verso un “periodo di inflazione troppo basso per un periodo troppo lungo. Non c’è la deflazione tout court bisogna stare molto attenti a questi andamenti. Se si hanno variazioni di prezzi così basse ci possono essere conseguenze gravissime in una economia con livelli di debito alti come l’Italia“.

Chiusura – e non poteva essere altrimenti – alle famigerate riforme “è indubbio che le condizioni economiche dell’area euro non sono affatto soddisfacenti. Serve creare un ambiente favorevole all’attività di impresa: oggi quando si va a vedere quello che appare da noi illegalità e corruzione si vede che è un ostacolo forte a creare ambiente in cui prosperi il bisogno di innovare e il desiderio di intraprendere“.