Secondo i complottisti, la Banca centrale vende banconote in cambio di titoli pubblici, e questo sarebbe alla base del debito pubblico che affligge molti Stati – tra cui l’Italia. In realtà, il debito pubblico deriva dal fatto che i bilanci statali sono caratterizzati da uscite – ovvero spese – maggiori delle entrate: la somma di tutti questi deficit accumulati nel tempo e degli interessi pagati sui capitali presi a debito, determina il debito pubblico attuale.

Bisogna poi considerare che dal Trattato di Maastricht in poi, per le Banche centrali europee vige il divieto di finanziamento monetario agli Stati membri, e quindi non possono acquistare titoli pubblici al momento della loro immissione – che devono quindi essere interamente assorbiti dal mercato. Questo passaggio separa completamente il processo di creazione di moneta da quello di creazione del debito pubblico – visto che lo scambio banconote/titoli pubblici può riguardare solo obbligazioni già emesse.

Il debito pubblico quindi non aumenta o diminuisce nel momento in cui la banca centrale stampa moneta. Come ha spiegato Franco Modigliani: “Non esiste alcuna connessione automatica tra l’esistenza di un disavanzo e la creazione di offerta monetaria” Negli Stati Uniti, durante la presidenza Clinton, il debito pubblico si è ridotto di più del 10%, mentre la moneta è aumentata quasi della stessa percentuale. Sempre negli Usa, nel 1982, il governo registrò un disavanzo record per finanziare una folle corsa agli armamenti, mentre la Fed aumentava la base monetaria di soli 10 miliardi di euro. Un aumento inferiore a quello che si era verificato in anni nei quali si era registrato un disavanzo pubblico di dimensioni più contenute.


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