Non abbiamo alternativa: dobbiamo crescere, recuperare competitività e creare buona occupazione, il tutto senza mettere a rischio i conti pubblici”.
È quanto ha dichiarato sabato a Cernobbio il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan (foto by InfoPhoto), durante il suo intervento al Forum di Confcommercio.
Il titolare delle Finanze, dopo aver rimarcato quanto sia elevata la quota della popolazione italiana (30%) a rischio disagio sociale rispetto ad “una media europea inferiore al 25%”, ha specificato che le riforme strutturali avranno necessariamente “un orizzonte temporale di medio periodo”, sia per la natura del loro impatto, sia per la loro copertura, che è “fuori discussione” e che dovrà “essere sostenibile” e, dunque, credibile.

Crescita sostenibile. “Non ha senso immaginare le riforme senza un orizzonte temporale di medio periodo”, ha sottolineato Padoan nel suo discorso di sabato a Cernobbio.
Non c’è dubbio – ha aggiunto il titolare di via XX settembre –  che una strategia basata su riforme strutturali dia appieno i propri risultati nel medio periodo: è necessario tener conto di questo orizzonte di tempo quando si parla di riforme strutturali”.
Il finanziamento di queste misure – ha inoltre spiegato – deve essere fuori discussione e deve essere sostenibile: le misure non credibili finanziariamente sono politiche che danneggiano la loro stessa azione”.

Basta ‘signor No’. A proposito delle riforme del governo Renzi, il ministro dell’Economia italiano ha poi parlato di spending review (“non è un’operazione punitiva contro questo o quel segmento, ma un’operazione generale di aggressione alle inefficienze: serve un’azione complessiva del Governo”) e di riforma del mercato del lavoro (“che ha trovato l’avvio legislativo” e che “è una riforma complessa che permette di semplificare, crea lavoro e più occupazione giovanile: è un elemento di crescita e di inclusione sociale”), ricordando che “il ministro dell’Economia è tradizionalmente il ‘signor No’”, ma “io sto imparando il mestiere, anche a spingere i bottoni, spero. Ritengo che il vocabolario del ministro debba essere più ampio di questa singola parola”.