Il debito pubblico avanza e per rientrare il Tesoro sarebbe disposto a cedere il 10% di Eni e Enel.
Al vaglio del ministero guidato da Pier Carlo Padoan (foto by InfoPhoto) rispunta l’ipotesi di cedere il 10% delle azioni delle società pubbliche quotate, a cominciare dai big Eni e Enel, garantendo comunque allo Sato il loro controllo.
Il piano di dismissioni allo studio dei tecnici di via XX settembre consentirebbe infatti al Tesoro di mantenere, grazie ad un sistema di azioni a voto multiplo, il controllo dei due colossi energetici italiani senza però dover più detenere necessariamente una partecipazione superiore al 30% per ostacolare scalate ostili di investitori stranieri.

L’ipotesi, che sembra non aver ancora convinto il premier Matteo Renzi, rientrerebbe in un più ampio piano di privatizzazioni avviato dal precedente governo Letta e permetterebbe all’esecutivo di rallentare la corsa del debito italiano, quest’anno al 134,9% secondo le previsioni del Documento di economia e finanza (Def) dal 120% circa del 2011.
L’obiettivo dichiarato del governo Renzi e più volte ribadito dal ministro Padoan (anche a Bruxelles) è ora quello di allentare l’attenzione sul deficit (dunque stop all’aumento di tasse e tagli) per spingere invece sulla crescita del Pil proprio accelerando i progetti di privatizzazioni ereditati dall’ex ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni.
Da Poste Italiane a Enav, passando per Grandi Stazioni e per le cessioni di Cdp Reti e Sace da parte di Cassa depositi e prestiti, la nuova tornata di dismissioni, si legge nel Def, dovrebbe infatti garantire allo Stato in quattro anni (2014-2017) entrate per lo 0,7% del Pil.
E non è da escludere che a livello locale, visti i bilanci di Comuni, Province e Regioni, gli enti territoriali non comincino, in parallelo, a cedere immobili e società pubbliche, anche se le tempistiche richieste per tali operazioni e la deprimente situazione economica odierna potrebbero rendere tali vendite davvero poco remunerative.