Nell’analisi dei conti pubblici italiani resa nota ieri, la Commissione europea prevede che l’indebitamento resti per quest’anno al 3%, contro una stima precedente del 2,9%: nonostante il peggioramento, il rapporto resta entro la fatidica soglia del 3%, superata la quale scatterebbe per l’Italia una nuova procedura d’infrazione.
Le stime, evidenzia tuttavia Bruxelles, prendono in considerazione anche “la piena applicazione delle politiche di bilancio sancite dalla legislazione”, con il commissario agli Affari monetari a specificare che il rispetto della soglia del 3% è stato prospettato tenendo conto anche degli “introiti fiscali da raccogliere nei mesi finali dell’anno” (seconda rata Imu compresa, dunque).

Per il 2014 il deficit è stimato al 2,7%, peggio quindi delle precedenti stime (2,5%), ancora valide invece per l’esecutivo italiano.
Vista la poca distanza (attualmente inesistente) dal tetto massimo, la Commissione indica un minor spazio di manovra sul deficit per investimenti produttivi e suggerisce che ci siano reali coperture ad eventuali variazioni alla legge di Stabilità al vaglio del Senato e che sia posta una clausola di salvaguardia su agevolazioni, detrazioni ed atri interventi di pari portata.
Per quanto riguarda il rapporto debito/Pil, il trend è visto in salita anche per il prossimo anno.
Quest’anno il dato toccherà quota 133%, dal 127% del 2012, e il prossimo anno salirà al 134% (dal 132,2% delle precedenti previsioni). Ad incidere sulla rivisitazione di quest’ultimo dato, spiega Bruxelles, anche “la liquidazione dei debiti commerciali” della Pa alle imprese private.
L’inversione di tendenza della crescita del rapporto debito/Pil, aggiunge la Commissione, si avrà soltanto nel 2015 (133,1%).