In linea, al limite, con il criterio del deficit entro il 3% del Pil, l’Italia non sta rispettando il ritmo di riduzione del debito richiestole, necessario per uscire dalla recessione ed avere margini di manovra per investimenti mirati (invocando la clausola di flessibilità).
È quanto ha sentenziato ieri Olli Rehn, vicepresidente della Commissione Ue e responsabile per gli affari economici e monetari, a proposito dei conti italiani e di quanto previsto dalla Legge di Stabilità del governo Letta in merito alla riduzione del debito pubblico, aggiungendo quanto si stiano sovrastimando gli effetti delle privatizzazioni, prassi in realtà molto in voga nei Paesi europei e sempre smentita dai fatti (le entrate derivanti dalle dismissioni dello Stato e degli enti pubblici).
Per Rehn, le cui parole hanno innescato un’estenuante raffica di critiche da parte delle istituzioni nostrane, il Paese ha molte potenzialità, più di tanti altri partner europei, frenate però da una mancata riforma del sistema economico e giudiziario a cui l’esecutivo dovrà rimediare al più presto possibile.

Deficit Ok, ma debito no. “Per quanto riguarda il deficit, l’Italia è in linea, anche se di poco, con il criterio del tre per cento e questo ha consentito al Paese di uscire dalla procedura per deficit eccessivo che è importante per la sua credibilità sui mercati finanziari. Inoltre l’Italia deve rispettare un certo ritmo di riduzione del debito, e non lo sta rispettando. Per farlo – ha ricordato il vicepresidente della Commissione europea -, lo sforzo di aggiustamento strutturale avrebbe dovuto essere pari a mezzo punto del Pil, e invece è solo dello 0,1%. Ed è per questo motivo che l’Italia non ha margini di manovra e non potrà invocare la clausola di flessibilità per gli investimenti“.
Le privatizzazioni daranno un piccolo contributo a migliorare l’efficienza del sistema economico e, forse, a ridurre il debito in parte già l’anno prossimo. La spending review è molto importante, ma sarà ancora più importante se riuscirà a mettere in pratica tagli di spesa che abbiano effetto già nel 2014. Le nostre previsioni di febbraio saranno un appuntamento molto importante per l’Italia. Se il governo per quella data ci fornirà risultati concreti e soddisfacenti, ne terremo conto per calcolare i possibili effetti sui margini di manovra a disposizione del Paese“.
A vantaggio dell’Italia – ha concluso Olli Rehn -, si può dire che ha grandi potenzialità di crescita. Se davvero riuscisse a riformare il proprio sistema economico e giudiziario, potrebbe registrare una crescita superiore a quella di molti altre nazioni. Ma il vostro Paese ha un estremo bisogno di rilanciare la propria economia e la propria competitività“.