Il decreto sui rimborsi dei debiti della Pubblica amministrazione alle imprese potrebbe avere l’ok del Consiglio dei ministri già entro questo fine settimana, sabato o al massimo domenica. Sembra che i ministri siano già stati allertati.
Nella prima stesura era assolutamente insoddisfacente, quindi piuttosto che avere un pateracchio è meglio che ci si torni sopra e si faccia con calma”, ha detto un soddisfatto Giorgio Squinzi, numero uno di Confindustria, ricordando i precedenti rinvii e che “le imprese stanno soffrendo drammaticamente per mancanza di credito”. Dello stesso avviso il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. “La mia valutazione è che siamo già oltre i 100 miliardi di euro”, ha detto parlando dei debiti della Pa nei confronti delle imprese, “in termini bancari è una cifra rilevantissima per ridare poi nuova finanza alle imprese”. Patuelli ha aggiunto che “oggi le banche italiane sono impegnate nel debito pubblico per oltre 350 miliardi di euro, oltre il 20% del totale dell’immenso debito italiano”, definendo quest’ultimo “inammissibile” perché capace di “inceppare l’economia”.
E sul decreto si è espresso ieri anche il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, per il quale “la misura di stimolo più importante che un Paese possa dare è restituire gli arretrati, che in alcuni casi valgono diversi punti di Pil”.
La Commissione Ue, intanto, mostrando apprezzamento per l’iniziativa italiana, ricorda che “la riduzione del debito è più importante di quella del deficit”, dichiarandosi per nulla disposta “a firmare un assegno in bianco”.

Ue: nessun assegno in bianco. La Commissione – ha riferito il portavoce  di Olli Rehn, Olivier Bailly, – sostiene fortemente la rapida riduzione del debito commerciale che appesantisce le imprese italiane”, ma “è importante” che “nel pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione” l’Italia rispetti “sia gli obiettivi di deficit, sia quelli di riduzione del debito di un ventesimo l’anno come previsto dal six pack”.
La valutazione della Commissione, per quanto riguarda il deficit, sarà fatta sulla base dei dati che l’Eurostat del prossimo 22 aprile: Bruxelles, specificano fonti Ue vicine alla stampa nazionale, “non è disposta a firmare un assegno in bianco” e reputa “la riduzione del debito più importante del deficit”.

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