La Tares da quest’anno sostituirà la vecchia Tarsu (Tassa asporto rifiuti) e la Tia (Tariffa igiene ambientale) comportando per gli italiani almeno 2 miliardi di euro di ulteriore tassazione in più. Il gettito complessivo a carico dei contribuenti stimato dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre è di almeno 8 miliardi, calcolato sottraendo dalle spese assunte dalle stesse Amministrazioni comunali per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti (7 miliardi di euro) le entrate derivanti dall’applicazione della Tarsu o della Tia (6,1 miliardi di euro). La differenza tra i due importi dà luogo a 0,9 miliardi di euro. A questa cifra va aggiunto 1 miliardo di euro circa che viene ottenuto con l’applicazione della maggiorazione di 30 centesimi a metro quadrato prevista dalla Tares a carico del titolare dell’immobile. Questo miliardo, spiega la Cgia, è stato stimato dalla Relazione tecnica allegata al decreto legge “Salva Italia” del 2011.

In dieci anni rincari del 60,9%
La CGIA rimarca come con la Tares il legislatore ha stabilito che in ogni Comune le entrate di questa nuova imposta dovranno coprire interamente la spesa sostenuta per la realizzazione del servizio. In termini complessivi il costo della Tares sarà almeno di 8 miliardi di euro, una cifra approssimata per difetto, poiché i dati disponibili e registrati dai bilanci comunali non comprendono i costi dei Comuni che hanno esternalizzato il servizio. “Sia essa tassa o tariffa, quella sui rifiuti ha subito i maggiori rincari – ricorda Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – Negli ultimi 10 anni la spesa media per le famiglie italiane è cresciuta del 60,9%. Se nel 2002 spendevamo 124 euro nel 2012 l’importo medio ha toccato i 327 euro. Ora con la Tares la situazione è destinata a peggiorare. Speriamo che i Sindaci stiano molto attenti e introducano delle misure di esenzione a favore famiglie più in difficoltà al fine di contenerne l’impatto economico”.

Un miliardo aggiuntivo per finanziare servizi “indivisibili”
Il legislatore ha stabilito che la Tares servirà anche per finanziare i cosiddetti “Servizi indivisibili” prestati dagli Enti Locali, vale a dire quei servizi comunali di cui beneficia l’intera collettività ma per i quali non è possibile effettuare una suddivisione in base all’effettiva percentuale di utilizzo individuale. Un esempio di servizio indivisibile è rappresentato dall’illuminazione pubblica o dalla manutenzione delle strade pubbliche. Per assicurare la copertura di questi servizi indivisibili i Comuni dovranno applicare con la Tares un costo aggiuntivo a carico del contribuente che è di 30 centesimi a metro quadrato (pari ad un gettito complessivo di 1 miliardo di euro) che potrà essere innalzato dai Comuni fino a 40 centesimi.