Entra in vigore oggi la riforma del mercato del lavoro. Tra le novità da oggi applicabili: obbligo di assunzione del 30% degli apprendisti attivi in azienda, prima di procedere all’assunzione di nuovi; presunzione di partita Iva fittizia (e quindi di sottostante collaborazione a progetto) con criteri di valutazione legati a durata del rapporto, entità del compenso e presenza di postazione fissa; introduzione della convalida delle dimissioni volontariamente presentate dal dipendente;  tentativo di conciliazione preventiva per i licenziamenti economici.

In sintesi alcuni dei punti principali della nuova normativa

Il contratto a tempo determinato: viene potenziata la sua possibilità di impiego e irrigidita la modalità del suo rinnovo. Si considera a tempo indeterminato un rapporto a termine che continua oltre il 30° giorno nel caso di contratto inferiore a 6 mesi o oltre il 50° giorno negli altri casi (prima le scadenze erano al 20° e 30° giorno). Inoltre se il lavoratore viene riassunto a termine entro 60 giorni dalla scadenza di un contratto di durata fino a 6 mesi o entro 90 giorni negli altri casi il secondo contratto si considera a tempo indeterminato (invece di 10 e 20 giorni). Se il rapporto supera i 36 mesi compresi proroghe, rinnovi, ecc si considera a tempo indeterminato. Inoltre i contributi a carico del datore di lavoro vengono ridotti del 50% per 12 mesi, che salgono a 18 quando il contratto passa da tempo determinato a indeterminato.
Il contratto di apprendistato non può durare più di sei mesi salvo eccezioni. Il numero di apprendisti è subordinato alla conferma di un numero adeguato di apprendisti assunti nei 36 mesi precedenti.
Il contratto a progetto deve avere un progetto definito e un compenso minimo garantito, e viene considerato subordinato a tempo indeterminato se, di fatto, non esiste un progetto specifico e le mansioni sono simili a quelli degli altri dipendenti (in questo caso è ammessa la prova contraria).
I contratti a partita IVA sono considerati a tempo indeterminato se durano da più di 8 mesi, se rendono almeno l’80% del reddito totale del lavoratore, e se quest’ultimo ha una postazione fissa nella sede del datore di lavoro.