in attesa del pagamento della mini-Imu sulla prima casa, continua il dibattito a proposito della tassazione sugli immobili.  Al di là di tutto non si può fare a meno di rilevare che quasi tutti i paesi europei prevedono una tassazione immobiliare. L’Imu però aveva il limite di basarsi sulle rendite catastali, indicatori che non esprimono il reale valore di mercato degli immobili.

In attesa della riforma del catasto, si sarebbe potuto dedurre il valore di mercato attingendo ai valori della banca dati dell’Omi, l’Osservatorio del mercato immobiliare. Così facendo si sarebbe potuto rendere l’imposta più equa mantenendo invariato il gettito.

Come spesso capita in Italia, invece di migliorare l’esistente si è preferito cambiare per l’ennesima volta, con il superamento dell’Imu sull’abitazione principale e l’introduzione della Tasi, una delle componenti della Iuc (Imposta unica comunale), che finanzierà i servizi indivisibili come l’illuminazione pubblica, la polizia municipale, l’arredo urbano e la manutenzione dei giardini pubblici.

Dal 2014, sugli immobili diversi dall’abitazione principale si continuerà a pagare l’Imu secondo criteri e quindi per importi molto simili al passato, e a questa bisognerà aggiungere la Tasi con un’aliquota dello 0,1%. Per i proprietari di prima casa invece ci sarà la sola Tasi (più ovviamente la Tari come imposta rifiuti) con aliquote in una forbice tra lo 0,1 e lo 0,25%, inferiore alla tassazione Imu.

Quale sarà il gettito complessivo è ancora un mistero. Quello che si può dire è che le tabelle che circolano raffigurano un gettito simile con le tasse sulla casa precedenti. Confederlizia parla di un possibile salasso da 7,5 miliardi di euro, mentre i comuni lamentano tagli alle entrate tributarie. Chissà chi avrà ragione…

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