Lo diceva anche la legge di stabilità – uno degli ultimi atti del defunto governo Letta -: la Tasi, dovrà essere pagato sia dal proprietario che dall’utilizzatore dell’immobile, – quando quest’ultimo ha un contratto di locazione o comodato d’uso di durata superiore ai sei mesi. Se la durata è inferiore – questo è il caso ad esempio delle locazioni per le vacanze -, l’unico soggetto chiamato a pagare sarà il proprietario. Le norme poi non lasciano scappatoie all’inquilino: non si dovrà fare un pagamento unico – per cui il proprietario pagherà per entrambi e poi chiederà il rimborso all’inquilino. Ognuna delle parti in causa dovrà pagare e ne sarà responsabile.

Se l’inquilino non pagherà, il padrone di casa non ne sarà responsabile. Sarà difficile non avere mal di testa per i calcoli che difficilmente saranno accessibili ai comuni mortali. A complicare le cose c’è poi il fatto che la Tasi dovuta dovrà essere compresa tra il 10 e il 30% dell’importo complessivo. Ogni comune stabilirà la percentuale. Ed è fantascienza pensare che i comuni siano così efficienti da fissare le aliquote con largo – o almeno un po’ – di anticipo

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