Rendere stabile la riduzione del cuneo fiscale – la differenza tra il costo di un lavoratore per l’azienda e il suo stipendio netto – e farlo per tutti, lavoratori e imprese: questo il proposito che Matteo Renzi ha annunciato nel corso di un forum su Repubblica Tv. Non si continuerà, dunque, con il metodo della decontribuzione per le nuove assunzioni stabili introdotto nel 2015, i cui risultati altalenanti sono stati al centro delle polemiche nelle ultime settimane.

Il problema, come sempre quando si parla di tagli, è la copertura economica, in considerazione del fatto che ogni punto percentuale di cuneo fiscale tagliato per tutti equivale a circa 2,5 miliardi di euro di mancato gettito. Un’alternativa più sostenibile dal punto di vista fiscale potrebbe essere quella della riduzione del cuneo fiscale solo per i neoassunti, che costerebbe un decimo per ogni punto percentuale (circa 250 milioni di euro), ma Renzi, stando alle sue dichiarazioni, sembra più orientato verso un intervento ad ampia portata, a beneficio di imprese e lavoratori: “C’è la necessità di intervenire per il ceto medio, gli autonomi e le famiglie“, ha commentato il Premier, confermando poi che oltre alla riduzione del cuneo fiscale è in fase di studio quella che riguarda i nuovi scaglioni Irpef, anche se operare entrambe contemporaneamente non sembra fattibile.

Il primo ministro ha poi dedicato spazio al tema delle pensioni, provando a spargere un po’ di serenità: “Nessuno deve temere per la propria pensione, quindi tranquillità per tutti” (anche se, Letta docet, questo genere di rassicurazioni suonano inquietanti). Addirittura, Renzi ha anche annunciato possibili interventi sulle pensioni minime, “che sono troppo basse“, e ha rilanciato la proposta dell’Anticipo Pensionistico: “Stiamo cercando di capire se è possibile dare l’anticipo pensionistico a quelle persone che, per effetto della Legge Fornero, vanno in pensione 7-8-10 anni dopo. Tra 3-4 mesi, il tempo necessario per preparare la legge di Stabilità, sapremo se la cosa è fattibile“.