E’ stato il cavallo di battaglia prima di Enrico Letta e ora di Matteo Renzi (e ovviamente anche dei loro ministri dell’Economia): ridurre il cuneo fiscale - che come ho scritto qualche tempo faè un indicatore che mostra in percentuale il rapporto tra  le imposte sul lavoro e lo stipendio lordo di un lavoratore dipendente” - per rilanciare il Pil. E ora arriva l’Ocse che fa il punto della situazione con la versione preliminare dello studioTaxing Wages”. Il suo valore in Italia nel 2013 è stato del 47,8% - in aumento dello 0,1% rispetto al 2012 – per un lavoratore single e senza figli. Peggio di noi fanno Belgio (55,8%), Germania (49,3%), Austria (49,1%), Ungheria (49%) e Francia (48,9%), mentre la media Ocse è del 35,9%.

Il valore del 47,8% deriva dall’Irpef (per il 16,3%), dai contributi del lavoratore (7,2%) e del datore di lavoro (24,3%). Va meglio a una famiglia monoreddito con due figli: il cuneo scende dello 0,5% al 38,2%. In questo caso passo dal sesto al 5° posto europeo – mentre la media Ocse è al 26,4%. Secondo l’Ocse il salario medio italiano è pari a 29.704 euro (-0,1% in termini reali). Tradotto in dollari vale 39.430 $ a parità di potere d’acquisto e significa il 19° posto a livello Ocse. La riduzione in termini reali è il risultato di un aumento dell’inflazione dell’1,4%, mentre l’aumento dei salari italiani è stato dell’1,3%.

Come ricorda il Codacons: “Il fatto che olandesi, belgi, tedeschi e austriaci abbiano tutti salari sopra 40 mila euro dovrebbe far riflettere. Mentre negli altri Paesi dell’Eurozona, dopo l’arrivo dell’euro, è stata salvaguardata la capacità di spesa delle famiglie, in Italia i salari sono rimasti al palo, mentre il costo della vita, le tariffe locali e le tasse raddoppiavano“.

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