Nel momento in cui scrivo, Luxottica sta registrando un nuovo tonfo a Piazza Affari, con il titolo che scende del 4,8%. Una bolla botta se si aggiunge al -9,2% di ieri, giorno in cui la multinazionale nata ad Agordo ha perso un miliardo e mezzo di capitalizzazione in meno. Dietro al crollo di ieri non c’è solo il fatto che in 40 giorni due amministratori delegati hanno lasciato l’azienda. Il problema principale riguarda la distinzione tra la proprietà e la gestione dell’azienda.

Fino a poco tempo fa, Luxottica veniva considerata una delle multinazionali italiane più avanzate da questo punto di vista, ma poi è arrivata la prima incrinatura con l’addio di Andrea Guerra, l’amministratore delegato che aveva condotto l’azienda tra il 2004 ed il 2014. Dietro il suo addio c’erano divergenze sulla politica industriale della multinazionale, oltre a – soprattutto dico io – un progressivo logoramento del rapporto con il fondatore e presidente della Luxottica.

Tutto qui? Secondo alcune ricostruzioni no. C’è chi avanza l’ipotesi – solo i diretti interessati sanno cosa sia successo esattamente – che dietro l’uscita di Guerra ci fosse anche l’intenzione del fondatore di riconquistare spazio nella gestione dell’azienda attribuendosi anche deleghe operative… Poco credibile, ma questa notizia è segno di un clima intorno a Luxottica che si sta deteriorando.

E ovviamente in questo ci sono anche precise responsabilità dell’uomo che ha creato questo marchio. In estate è stata varata la nuova cabina di regia per l’azienda: due amministratori delegati pronti ad affiancare il presidente Leonardo Del Vecchio. Peccato che poco dopo si è aggiunta una figura in più: Francesco Milleri, un imprenditore che Del Vecchio e l’attuale moglie, Nicoletta Zampillo, conoscono da anni e a cui il fondatore avrebbe deciso di affidare il ruolo di vicepresidente operativo.

La sua entrata in scena dovrebbe essere la causa che ha portato all’addio di Enrico Cavatorta, l’ad entrato in Luxottica solo un mese fa. A complicare il quadro ci sono pure i problemi legati al riassetto della holding di famiglia Delfin che controlla il 61,3% di Luxottica. Finora le quote della cassaforte dei Del Vecchio erano divise in parti uguali – il 16,38% – tra i sei figli che Leonardo ha avuto da tre donne differenti (il fondatore comunque aveva mantenuto diritti di voto ed usufrutto su queste azioni), ma ora la seconda moglie – Nicoletta Zampillo – avrebbe chiesto di entrare nella Delfin con una quota del 25%. Questo riassetto si scontra con il rifiuto di Sabrina Grossi, terza compagna di Del Vecchio, e rappresentante degli ultimi due figli del patron di Luxottica, Luca e Clemente, ancora minorenni.

Dietro tutto c’è il problema della successione del creatore della multinazionale. Per ora quello che sappiamo è che il gran capo fa sapere che “è attualmente allo studio un riassetto di Delfin, con l’obiettivo di migliorarne la governance e separare ulteriormente la proprietà dalla gestione delle aziende partecipate“, e che l’ingresso in cade di Leonardo Maria, il figlio della seconda moglie – da cui il patron ha divorziato e poi ha risposato nel 2010 – “non è mai stato preso in considerazione” e che il primogenito Claudio, oggi nel board, “non sarà riconfermato alla scadenza naturale del mandato, per dare omogeneità e coerenza alle posizioni di tutti i membri della famiglia“.

Il patron di Luxottica, se non vuole veder sparire altri miliardi deve sbrigarsi a trovare i due amministratori delegati per la cabina di regia – il manager che avrebbe dovuto affiancare Cavatorta non era ancora stato trovato -, e a studiare un riassetto della Delfin che non finisca con il minare gli equilibri di famiglia – prevedendo per esempio che le azioni della Delfin in mano alla seconda moglie  non abbiano diritto di voto.

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