Si discute di ripresa e occupazione al G20 e intanto gli investitori esteri continuano a ‘fuggire’ dai Paesi a rischio default, Portogallo su tutti.
Tra maggio e giugno, secondo quanto scritto dal lusitano Diario de Noticias e riportato venerdì da Il Fatto Quotidiano, gli investitori britannici e tedeschi si sono ‘disfatti’ di una grossa fetta di debito pubblico portoghese. Londra, secondo i dati diffusi lo scorso martedì dall’Agenzia per la gestione della tesoreria e del debito pubblico (Igcp), ha monetizzato circa 1,8 miliardi di euro in titoli di Stato e Berlino 450 milioni: operazioni che hanno provocato, sottolinea il quotidiano indipendente italiano, un forte rialzo dei tassi di interesse, schizzati dal 5,3 al 7%.

La situazione del Portogallo parrebbe essersi notevolmente aggravata negli ultimi mesi, durante i quali alla crisi finanziaria si è aggiunta quella politica, con le dimissioni, ricorda Il Fatto, del ministro delle Finanze Victor Gaspar, prima, e del collega agli Esteri Paulo Portas, poi, e il subentro di un nuovo governo di centrodestra che conta di concludere la legislatura (2015).
Gli investitori britannici, intanto, si sono sbarazzati di un miliardo di euro in titoli di Stato portoghesi a maggio e di altri 800 milioni a giugno, mentre quelli tedeschi nei due mesi hanno ceduto 450 milioni in obbligazioni e buoni del Tesoro. Nel frattempo, secondo i dati dell’Igcp, solo gli investitori nazionali, rappresentati principalmente da bancheche hanno bisogno di questi titoli nei loro bilanci per avere accesso ai programmi della Bce”, hanno tentato di contrastare questo persistente trend negativo, dando vita a acquisti pari a circa 1,05 miliardi di euro di debito: un’operatività che di certo non può calmierare la fuga di capitali stranieri, giunta ormai ai livelli di maggio 2012, il periodo fino ad oggi considerato come il più buio per il Paese.
Un Paese le cui sorti, ora, sembrerebbero legate unicamente all’intervento della troika, in agenda proprio questo mese, dopo che la Corte Costituzionale lo scorso 29 agosto ha bocciato per incostituzionalità, per la terza volta in un anno, il piano del governo per ridurre il numero di funzionari statali.