Dopo l’acuirsi della crisi greca si è subito puntato il dito sull’Italia e la Spagna, possibili eredi dell’instabilità dei mercati ellenici, possibili vittime di un effetto domino finanziario senza proporzioni. Forse, però, ci si sarebbe dovuti preoccupare di più del Portogallo.

Vediamo perché. Il Portogallo, circa un anno fa, ha beneficiato di un piano di salvataggio economico “sponsorizzato” proprio dall’Unione Europea. Subito dopo l’UE si è concentrata sui guai della Grecia.

Ad ogni modo al Portogallo sono stati forniti aiuti per 78 miliardi di euro da parte dell’UE e del FMI, ma l’economia non è stata in grado di rispondere in modo adeguato alla crisi. Ad analizzare quanto accade oggi in Portogallo c’è il quotidiano Spiegel.

Sul versante italiano si sente parlare del Portogallo, invece, in relazione all’azienda Sigma Tau che ha deciso di delocalizzare la produzione in alcuni impianti di Madeira che al momento risultano molto più economici.

Il fatto è che il Portogallo non riesce ad accettare ancora a pieno il piano di austerity ed i tagli imposti dall’UE per evitare il default. C’è molta fiducia all’indirizzo di questo paese, espressa dia dall’Unione europea, sia dal Fondo Monetario Internazionale, sia dalla Banca Centrale.

I mercati invece sono più “sfiduciati” e pensano che ci siano il 71 per cento di possibilità che il Portogallo possa fallire nei prossimi cinque anni.