L’Italia è in piena recessione, l’intera Eurozona rischia di precipitare in una spirale di stagnazione e deflazione e la tenuta del tessuto sociale, messa a dura prova dalla crisi economica, sta scricchiolando sotto il peso del risanamento dei conti.
Di fronte a questo quadro macroeconomico molto più deteriorato rispetto a quanto stimato dal governo lo scorso aprile, ha dichiarato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nella nota di aggiornamento al Def 2014 approvata lo scorso martedì, è necessario “rallentare il percorso di avvicinamento al pareggio di bilancio”.

Così il prossimo anno il rapporto deficit/Pil salirà dal 2,2% al 2,9%, liberando circa 11 miliardi di euro che, ha spiegato il ministro, con il risparmio derivante dalla revisione della spesa e dal riordino delle agevolazioni fiscali, serviranno a finanziare la manovra fiscale per il 2015.
Questa, spiega il documento, comprenderà, tra l’altro, la conferma del bonus Irpef in busta paga, l’aumento degli sgravi fiscali alle imprese e degli stanziamenti per la scuola e gli ammortizzatori sociali e l’allentamento dei paletti stabiliti dal Patto di stabilità a favore degli enti locali.
Con il disavanzo crescerà anche l’incidenza del debito, al 131,6% nel 2014 e al 133,4% nel 2015, anche a causa del ridotto apporto delle privatizzazioni rispetto a quanto previsto in precedenza: 4,5 miliardi di euro, di cui 3 derivanti dai rimborsi delle obbligazioni Mps, contro gli 8-9 annunciati per il 2014 dagli ultimi due esecutivi.

Il calo della spesa per interessi, unica rivisitazione positiva del Def, risulterà invece minore di circa 6 miliardi sulle precedenti stime.
In termini strutturali, continua il documento, il miglioramento dei conti in sarà solo dello 0,1%, mentre l’avvicinamento agli obiettivi di bilancio riprenderebbe dal 2016.
Per garantire questo obiettivo di fronte all’Unione europea il governo Renzi dovrà inserire nella Legge di stabilità la clausola di salvaguardia secondo la quale se le altre misure non produrranno gli effetti sperati scatterebbe un aumento dell’Iva e delle altre imposte indirette per 12,4 miliardi di euro nel 2016, 17,8 miliardi nel 2017 e 21,4 nel 2018.