Il governo Usa ha chiesto 5 miliardi di dollari di risarcimento alla regina del rating mondiale per la crisi dei mutui subprime esplosa nel 2008. La notizia è della scorsa settimana ed ora si stanno delineando, finalmente, i dettagli di quanto contestato dall’amministrazione Obama all’agenzia di rating che nell’agosto 2011 ha declassato l’affidabilità del debito sovrano degli Usa. Stati Uniti che, per la prima volta nella storia, hanno perso la ‘tripla A’ (AAA), il massimo grado di garanzia per gli investitori.

Il Dipartimento di Giustizia ha citato il colosso del rating finanziario per responsabilità relative allo scandalo dei mutui sub-prime, rilevatosi il detonatore della crisi partita con la bolla del mercato immobiliare Usa e diffusasi subito in tutte le aree politico-economiche del pianeta.

Nello specifico, il Dipartimento di Giustizia, presieduto da Eric Holden, ha chiesto un risarcimento di 5 miliardi di dollari: a tanto ammonterebbero, per il governo, i danni che S&P avrebbe prodotto a investitori istituzionali, banche e piccoli risparmiatori pubblicando tabelle di analisi e giudizi del tutto fuorvianti circa il reale stato di salute finanziario delle società monitorate. L’esempio più eclatante è proprio l’ormai arcinoto crac della Lehmann Brothers, i cui titoli erano valutati da S&P con la tripla A ancora il giorno prima dell’annuncio della bancarotta.
Al centro delle analisi degli organi federali messi in moto dal Dipartimento ci sono gli otto mesi che vanno da marzo a ottobre 2008, il mese del crac appena ricordato, periodo durante il quale, ha sottolineato il segretario Holden, “quasi ogni titolo che aveva come contropartita un credito verso i titolari di mutui, e che fu valutato con i crediti dalla S&P, non solo ebbe risultati molto inferiori ai rating, ma finì per fallire”. Dalle indagini dei procuratori federali, suffragate da documenti, email e testimonianze, emergerebbe una realtà dove è la corruzione a farla da padrona, con una vera compravendita dei rating grazie a dirigenti pronti a ritrattare i giudizi negativi di tanti analisti alle loro dipendenze circa il rischio solvibilità dei soggetti economici monitorati.