La bocciatura agli stress test della Bce per Mps e Carige ha provocato un vero e proprio massacro. La banca senese ha perso il 40% della propria capitalizzazione di borsa – se sono andati in fumo 3,1 miliardi di euro. Una situazione drammatica che ha già provocato la richiesta di un intervento governativo del sindaco di Siena, Bruno Valentini, e del governatore della Toscana Enrico Rossi.

Entrambi vorrebbero un ingresso “temporaneo” dello Stato nel capitale dell’istituto di credito toscano, ma questa ipotesi è già stata esclusa dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: “Siamo fiduciosi che ci saranno soluzioni di mercato per colmare questo fabbisogno di capitale”. Per questo motivo e per dare pronte risposte ai mercati, Mps sarebbe vicina alla chiusura del consorzio di garanzia per il nuovo aumento di capitale.

Nella prossima settimana ci sarà la riunione del consiglio di amministrazione – da considerare che bisognerà consegnare alla Bce il piano di capitalizzazione entro il 10 novembre. A Siena sono già al lavoro gli advisor Citi e Ubs, sotto lo sguardo attento di Tesoro, Bankitalia e Bce. Del consorzio di garanzia dovrebbero farne parte Goldman Sachs, Mediobanca, Morgan Stanley, Jp Morgan, Bofa, Barclays – ovvero gli istituti già presenti nell’aumento di capitale da cinque miliardi.

Resta ancora da capire l’importo dell’aumento di capitale. C’è sul tavolo una richiesta di rinvio al 2017 del rimborso dei 750 milioni di Monti bond in scadenza tra il 2015 ed il 2016 – e in questo modo si ridurrebbe il fabbisogno di capitale che ha fissato la Bce con gli stress test, perché resterebbero da cercare 1,35 miliardi.

Problemi simili si trova ad affrontare anche Carige. Si pensa ad un aumento di capitale da mezzo miliardo, ma questa mossa è stata criticata dalla Fondazione. Si cerca così in primis di trovare un alleato. Potrebbe essere Andrea Bonomi – ma bisogna vedere se il prezzo è giusto.

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