Qualche giorno fa abbiamo assistito all’ultima puntata della telenovela Monte dei Paschi di Siena: il voto negativo sull’aumento di capitale che viene posticipato al mese di maggio. Cosa ci riserverà il futuro è impossibile dirlo ora – a meno di avere delle doti divinatorie. Sarebbe stato meglio evitare il conflitto, che non ha fatto altro che aumentare il numero di quelli che dipingono con tinte fosche l’istituto bancario.

La responsabilità del muro contro muro è da attribuirsi in parte al management, che ha cercato di forzare la mano alla Fondazione Mps, che aveva un bisogno assoluto di più tempo per vendere gran parte delle proprie azioni per ripagare 340 milioni di debiti e tentare di tutelare “l’integrità del patrimonio” perché come ha detto in assemblea  Antonella Mansi, presidente della Fondazione “non potete chiederci di fare crollare proprio noi l’edificio che ci è stato affidato dalla legge“.

Ma anche i passati vertici della Fondazione hanno le loro colpe, perché avrebbero dovuto mettere in sicurezza l’ente che dirigevano molto prima (mentre non si può imputare nulla ad Antonella Mansi che è arrivata solo un mese e mezzo fa)… Cosa succederà ora? A gennaio potrebbero arrivare le dimissione dei vertici del management – ovvero Alessandro Profumo e Fabrizio Viola -, ma i problemi veri potrebbero arrivare dopo.

Se il quadro economico mondiale ed europeo dovesse migliorare – quello che si augurano in molti – l’istituto bancario non dovrebbe comunque avere problemi a riuscire nell’aumento di capitale, anche se ci sono già due banche italiane e 8 europee che devono fare la stessa operazione, e chi parte per primo ha vantaggi sul costo e sulla reperibilità del capitale.

Spostando l’operazione a maggio, bisognerà pagare 120 milioni di euro in interessi per i Monti Bond - che dovranno comunque essere rimborsati entro la fine dell’anno per evitare la nazionalizzazione e gli strali dell’Unione Europea.

Discorso diverso se la recessione dovesse continuare a colpire la zona Euro. L’aria di crisi potrebbe rendere impossibile l’aumento di capitale. Ed allo scadere dell’anno la banca diventerebbe pubblica. In questo caso a pagare sarebbe il contribuente italiano. E l’Mps sta dimostrando di essere una banca con un problema evidente: la scarsa redditività della banca “non è un problema di ieri o oggi. I risultati in positivo erano fatti con operazioni straordinarie o con operazioni che poi si sono rivelate dei falsi“.

E il problema della scarsa redditività resta anche nel caso in cui la banca rimanga privata…

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