Nel rapporto sulla stabilità del sistema finanziario del nostro Paese presentato venerdì a Washington, il Fondo monetario internazionale, dopo aver tracciato uno scenario in chiaroscuro dell’economia italiana, ha rilevato nell’instabilità politica e nella debolezza del sistema bancario nostrano, che finora “ha retto bene” alle turbolenze dei mercati e alla perdurante recessione, le criticità che più preoccupano i partner e le istituzioni internazionali.
La bassa redditività e il deterioramento degli attivi stanno mettendo a dura prova le banche italiane, ma cruciale per l’intero sistema creditizio italiano, si legge nel documento in un’analisi tutta dedicata a Montepaschi, è il risanamento del gruppo senese, i cui problemi “risalgono in parte ad un accumulo di fallimenti ad opera di governance e gestione”.

Il salvataggio e il successivo rilancio del gruppo senese attraverso l’”ambizioso” piano di ristrutturazione che si sta cercando di attuare, ha evidenziato l’Fmi, è un passaggio cardine per tutto il sistema bancario italiano, sia in termini di maggiore solidità complessiva, sia perché il Monte potrebbe anticipare quelle riforme strutturali nella governance e nella gestione che da tempo si invocano per Fondazioni e banche popolari.
Le banche italiane, nel complesso, hanno retto bene gli stress test condotti dagli analisti del Fondo fino ad oggi: i dati rilevati “suggeriscono che il sistema è in grado di resistere sia al debole scenario economico, sia all’avvio dei requisiti di capitale stabiliti da Basilea 3”.
Per quanto riguarda la qualità della vigilanza bancaria, l’Fmi  ha riconosciuto che questa è “elevata” nel confronto dei Paesi avanzati, suggerendo tuttavia l’adozione di iniziative per rafforzare la sorveglianza, su tutte l’introduzione del potere di rimozione degli amministratori da parte dell’organo di vigilanza, la Banca d’Italia.

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