La crisi del mondo del lavoro in Italia fa segnare l’ennesimo, indesiderabile record. Secondo il rapporto dell’associazione Bruno Trentin-Isf-Ires della Cgil, nel primo trimestre del 2013 la cosiddetta “area della sofferenza e del disagio”, per la prima volta dal 2008, ha superato la soglia dei 9 milioni: per la precisione, 9 milioni e 117 mila, tra disoccupati, scoraggiati, cassa integrati, precari e part time involontari.

Secondo lo studio “Gli effetti della crisi sul lavoro in Italia”, l’area della sofferenza, che comprende disoccupati, scoraggiati e cassa integrati, ha raggiunto i 5 milioni di persone, mentre quella del disagio – precari e part time involontari – tocca ormai i 4 milioni e 113 mila. La rilevazione è ancora più angosciante se paragonata alle precedenti: +10,1% rispetto allo stesso trimestre del 2012 (ovvero 835mila unità in più), addirittura +60,9% rispetto al 2007 (quasi 3 milioni e mezzo di unità in più).

Come sottolinea il presidente dell’associazione, Fulvio Fammoni, questo è solo uno degli aspetti negativi di una situazione, quella del mercato del lavoro italiano, drammatica anche per altri motivi: disoccupazione giovanile, problema occupazionale nel Sud, aumento della disoccupazione di lunga durata, stabilizzazione nel tempo della precarietà.