Sono quasi nove milioni le persone in difficoltà in Italia.
Dalle stime realizzate dall’Istituto di ricerche economiche e sociali (Ires) per la Cgil, nell’ultimo trimestre 2012 l’area della sofferenza occupazionale (disoccupati, scoraggiati disponibili a lavorare e lavoratori in Cig) ha raggiunto quota 4,57 milioni di persone, +16,6% in un anno, mentre l’area del disagio (precari e part-time involontari) ha riguardato 4 milioni e 175mila individui, +4,2% negli ultimi 12 mesi.
L’area di disagio e sofferenza, dunque, ha coinvolto quasi 9 milioni di persone, pressoché il doppio (+47,4%) di quanti rilevati nel quarto trimestre 2007, prima dello scoppio della crisi.

Mercato del lavoro in deterioramento. “I singoli indicatori di questi dati di sintesi, già di per sé gravissimi, – ha dichiarato Fulvio Fammoni, presidente dell’Associazione Bruno Trentin (della quale Ires e Cgil, insieme a Isf, Smile e Fondazione Di Vittorio, sono i maggiori partecipanti) – delineano l’ulteriore deterioramento che attraversa oggi il mercato del lavoro italiano. La crescita tendenziale del tasso di disoccupazione riguarda tutte e tre le ripartizioni territoriali, ma nel Mezzogiorno è più marcata“. “Anche il tasso di disoccupazione di lavoratori stranieri continua a crescere e raggiunge il 15,4%”, così come “si perpetua il dramma della disoccupazione giovanile”, che fa registrare un aumento “particolarmente accentuato per le donne del Centro e gli uomini del Nord, il che conferma il carattere pervasivo della crisi in atto, ma è comunque sempre nel Mezzogiorno che il tasso di disoccupazione giovanile raggiunge i valori più elevati: 46,7% per gli uomini e 56,1% per le donne”.

Cig e Piano per il lavoro. Per quanto riguarda la cassa integrazione, Fammoni ha sottolineato come sia già possibile “prevedere che, nonostante l’altissimo numero di ore del 2012, nel 2013 si supererà il miliardo di ore autorizzate. Il dato ad aprile 2013 è già infatti superiore a quello precedente nonostante il calo della cassa integrazione in deroga”, dettato, ricordiamolo, dalla mancata copertura finanziaria dello strumento.
Si è riaperta la discussione sulle norme che regolano il lavoro in ingresso – ha concluso – sostenendo la tesi che maggiore flessibilità porterebbe più assunzioni, ma i dati ufficiali la smentiscono: il problema non è, come alcuni sostengono, di troppi vincoli, ma nel fatto, incontrovertibile, che manca lavoro e che occorre uno straordinario Piano per il lavoro”.
A fargli eco il segretario Cgil Susanna Camusso in un’intervista a Repubblica.
Per creare nuova occupazione, secondo Camusso, si deve introdurre “una fiscalità di vantaggio per chi assume”, facendo leva più sul fisco che sui contributi sociali e concedendo gli incentivi non con meccanismi ‘a pioggia’, ma attraverso un sistema “premiale”, così da dare vantaggi a chi nel tempo stabilizza il rapporto di lavoro.