Per la prima volta dall’inizio della crisi, la popolazione italia inizia a dirsi ottimista sulla situazione economica del proprio Paese. È quanto emerge da un’indagine effettuata da Acri-Ipsos sul risparmio. Secondo questa ricerca, una persona su venti avrebbe visto migliorare il proprio tenore di vita e il 36 per cento degli intervistati si dichiarerebbe molto fiducioso nel futuro dell’Italia.

I dati positivi sull’ottimismo degli italiani deriverebbero soprattutto dal fatto che sarebbero sempre di più le persone che tornano a concentrarsi sul presente piuttosto che sul futuro, riuscendo ad ottenere, in questo modo, un atteggiamento di spesa più rilassato. La crisi spaventerebbe di meno soprattutto le classi medie e quelle più abbienti, che sarebbero tornate quindi a consumare. La spesa di queste due ultime classi sarebbero orientate soprattutto nei settori dell’elettronica, della telefonia, delle auto e nel settore agroalimentare.

Nonostante l’ottimismo contro la crisi, però, almeno il 23 per cento delle famiglia italiane (ossia una su quattro), dichiarerebbe di non riuscire ad affrontare spese improvvise di mille euro.

Fra gli altri dati interessanti che si possono ricavare dall’indagine di Acri-Ipsos, sembra anche che gli italiani abbia fiducia nell’Euro, soprattutto per quanto riguarda la sua utilità nel lungo periodo. A non essere contento dell’Euro sarebbe il 71 per cento degli italiani ma il 51 per cento riterrebbe che la moneta unita possa avere certamente un vantaggio nel lungo periodo (almeno vent’anni).

Per quanto riguarda infine le cause della crisi economica, la maggior parte degli italiani non pensa affatto che essa possa essere imputata all’Unione europea: il 48 per cento ritiene che la situazione attuale sia causata dal malgoverno del Paese negli ultimi anni e dalle mancate riforme (questo dato arriva al 53 per cento nel Sud Italia); il 20 per cento dice che le responsabilità vanno divise equamente tra Italia ed Europa; il 26 per cento (in crescita rispetto al 19 per cento del 2014) attribuisce le cause della difficile situazione attuale alle crisi cicliche che hanno dimensioni mondiali e molteplici motivazioni.