L’Istat ha presentato la revisione dei conti per il biennio 2011-2012. Questo è il risultato. E’ stato rivisto la ribasso il valore del Pil italiano nell’anno passato. Le stime di marzo avevano misurato un ribasso del 2,4%. Oggi il nostro istituto statistico ha aggiustato il tiro togliendo un decimo di punto: il Pil 2012 segna un -2,5% rispetto all’anno precedente.

Uno dei tanti segni meno del 2012: gli investimenti fissi lordi si sono ridotti dell’8,3%, mentre i consumi finali hanno segnato un -3,8%, le importazioni sono scese del 7,4%. Il valore aggiunto (ovvero come recita Wikipedia “la misura dell’incremento di valore che si verifica nell’ambito della produzione e distribuzione di beni e servizi”) a prezzi costanti, presenta cali in ogni settore: si va dal -5,8% per le costruzioni, al -4,4% per l’agricoltura, silvicoltura e pesca, al -3,1% per l’industria in senso stretto e al -1,7% dei servizi.

Unica o quasi eccezione è rappresentata dalle esportazioni di beni e servizi: sono cresciute del 2%. L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è del -3% (il valore è in rapporto al Pil ed era del -3,8% nel 2011). Ovviamente il quadro negativo non risparmia le famiglie: il reddito disponibile è diminuito del 2% in termini correnti e il relativo potere d’acquisto ha segnato un -4,7%.

La propensione al risparmio tocca i minimi da 22 anni, con un valore dell’8,4% – era dell’8,8% nel 2011.

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