L’Ufficio Studi della Banca d’Italia ha fatto un bilancio degli anni della crisi, che mostra ancora una volta il dualismo ancora più accentuato nell’attuale quadro di declino. Le cifre sono impietose, nel periodo tra il 2007 ed il 2013, il Pil nel Nord Ovest è diminuito del 5,1%, nel Nord Est dell’8,1% e al Sud del 13,5% – complessivamente al Centro-Nord la riduzione è stata del 7,1%.

La situazione non cambia se si esamina, nello stesso periodo, l’andamento del valore aggiunto dell’industria – che comprende le costruzioni (e questo pesa notevolmente sul dato finale) – c’è un calo di proporzioni drammatiche al Sud (-29,9%), e in misura minore nel Centro (-20,4%), Nord Est (-16,6%) e Nord Ovest (-15,8%).

Altro confronto impietoso risulta dal valore aggiunto nel settore dei servizi: Sud (-7,9%), Centro (-4%), Nord Est (-3,5%) e Nord Ovest (-0,6%). In quest’ultimo settore ricadono anche buona parte delle attività della pubblica amministrazione, che nel Meridione ha subito tagli particolarmente incisivi in particolare per i piani di rientro nel settore sanitario.

Tutti questi cali hanno un effetto devastante sull’occupazione: al Sud è calata del 9,5%, contro il calo più contenuto – 1,1% – nel Centro Nord – e già nel 2007 c’era un tasso di occupazione inferiore. Dati drammatici che derivano dal fatto che al Centro ed al Nord, i lavori nei servizi hanno in parte compensato il crollo nell’industria e nelle costruzioni, mentre al Sud anche nei servizi c’è stata una riduzione dell’occupazione. La differenza tra Mezzogiorno e Centro Nord in termini di occupazione è pari a 21 punti percentuali.

Secondo il vice direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini “Perché nel Mezzogiorno è andata peggio? Hanno influito carenza di infrastrutture, uso distorto delle risorse pubbliche, lentezza della giustizia civile, economia sommersa, in una parola un contesto poco competitivo“.

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