Il Fondo monetario internazionale taglia le stime del Pil dell’Italia e chiede al governo di “intervenire sulla spesa pensionistica, la più alta dell’Ue”.
Per far ripartire l’economia italiana, si legge nel rapporto della revisione annuale che l’Fmi fa delle economie degli Stati membri diffuso ieri, occorrono riforme strutturali immediate, soprattutto nel mercato del lavoro e nella giustizia civile.
Promosso il Jobs Act (“direzione giusta”), ma per il direttivo del Fondo bisogna spingere per un contratto unico.

Per il 2014, si legge nel rapporto dell’organizzazione monetaria, è previsto un arretramento del Pil italiano dello 0,1%, dal +0,6% fissato nel World Economic Outlook di aprile e dal +0,3% di luglio, mentre per il 2015 è confermato il +1,1% stimato in primavera.
Il debito italiano, continua il rapporto, quest’anno dovrebbe salire al 136,4% del Pil, per poi scendere nei successivi mantenendosi sopra il 130% fino al 2017.
Il tasso di disoccupazione salirà ai massimi dal dopoguerra, 12,6% dal 12,2% dello scorso anno, e rimarrà a due cifre almeno fino al 2017 (10,5%): motivi per ricordare, scrive l’Fmi, quanto siano urgenti azioni più incisive per creare posti di lavoro.

La spending review è uno “strumento importante”, osserva l’organizzazione con sede a Washington, ma “per ottenere risparmi significativi bisogna intervenire sull’enorme spesa pensionistica, la più alta dell’Ue, pari a circa il 30% del totale”, aggiungendo che ci sono spazi di manovra anche in quella sanitaria.
“Un ulteriore aggiustamento rispetto ai piani delle autorità (fino allo 0,5% del Pil a seconda della forza della ripresa) – si legge nell’articolo del documento dedicato all’Italia – aiuterebbe a raggiungere un piccolo surplus strutturale nel 2015”: l’istituzione guidata da Chritine Lagarde suggerisce dunque all’Italia una manovra di 7,5-8 miliardi di euro (foto by InfoPhoto).