La crisi non da tregua all’economia italiana e il Fondo monetario internazionale rivede ancora al ribasso le stime di crescita per l’Italia.
Il Prodotto interno lordo italiano, scrivono gli analisti di Washington nella revisione del World Economic Outlook pubblicata ieri, si conferma quest’anno il peggiore tra le grandi economie mondiali, in uno scenario globale in cui, secondo il capo economista dell’Fmi Olivier Blanchard, “la ripresa continua ma è debole e difforme”.
Il tasso di disoccupazione, inoltre, dovrebbe toccare quest’anno il suo picco, a quota 12,6%, mentre i prezzi rimarranno quasi fermi (inflazione attesa allo 0,1% nel 2014 e allo 0,5% nel 2015).

A seguito del nuovo taglio delle stime da parte del Fondo, il Pil dell’Italia è visto in calo dello 0,2% nel 2014 e in moderato rialzo dello 0,8% nel 2015.
Nell’Outlook di aprile le previsioni erano per una lieve crescita dello 0,3% nel 2014 e per un balzo dell’1,1% nel 2015, ma già le stime dello scorso settembre avevano drasticamente ridimensionato i valori attesi.
Per l’ultimo trimestre del 2014, è previsto un Pil in calo dello 0,1% sullo stesso periodo del 2013, mentre per il quarto trimestre del prossimo anno si stima una crescita dell’1,3%.

Crescita globale in ripresa. Dopo il rallentamento rilevato nel primo semestre dell’anno, la crescita globale, si legge nell’analisi dell’istituzione internazionale guidata da Christine Lagarde (foto by InfoPhoto), è prevista al 3,5% nel secondo semestre di quest’anno e al 3,8% nel prossimo, mentre per l’intero 2014 è attesa a +3,3%: rivisitate al ribasso, dunque, le stime di luglio di -0,1% per quest’anno e -0,2% per il prossimo.
“La ripresa continua ma è debole e diseguale”, ha infatti dichiarato Olivier Blanchard, capo economista del Fondo monetario, durante la presentazione della revisione dell’Outlook.
A livello globale, ha spiegato l’insigne economista, “le economie sono soggette a due forze principali”, una connessa “al passato, con le eredità della crisi finanziaria, del debito pubblico elevato e dell’alta disoccupazione”, e una “al futuro, con la revisione al ribasso dei tassi di crescita potenziale, che pesano sulla fiducia, sulla domanda e sulla crescita”.
La crescita è però anche esposta a grandi “rischi al ribasso”.
Tra le minacce, scrive l’Fmi, si segnalano quella di un deciso aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni geopolitiche e di un peggioramento shock delle condizioni finanziarie a seguito del previsto aumento dei tassi di interesse praticati dalla Federal Reserve.