In sei anni di crisi è sparito un milione di posti di lavoro.
Oltre la metà, dati Uil, riguarda il lavoro dipendente.
Nel 2013, secondo il rapporto ‘No Pil? No Job’ dell’Unione Italiana del Lavoro, tre milioni di persone sono alla ricerca attiva di un posto di lavoro e 1,8 milioni il lavoro invece non lo cercano neanche più, mentre più di quattro milioni di persone hanno usufruito degli ammortizzatori sociali, +57% rispetto al 2008 (anno di inizio della crisi).
Il tasso di disoccupazione, si legge nel rapporto Uil, che nel 2008 era del 6,7%, nel 2013 è passato al 12,2% ed è quasi raddoppiata la disoccupazione giovanile, dal 21,3% del 2008 al 40% nel 2013.
È aumentato, inoltre, il ricorso al part-time involontario, che ormai coinvolge oltre 500mila persone.

Poco più di due milioni di persone, continua l’analisi, hanno un lavoro a termine e oltre un milione ha un contratto di lavoro non subordinato ma che in realtà nasconde rapporti di lavoro dipendente. Ad essi, spiega la Uil, andrebbero sommati altri 400mila individui che, pur lavorando con partita Iva, di fatto svolgono lavoro subordinato.
Nel complesso, le persone che nel 2013 hanno un lavoro instabile e quelle che l’hanno perso, specifica il report ‘No Pil? No Jobs’, sono quasi 13 milioni, in aumento del 42,6% sul 2008, ed una su tre in età lavorativa ha provato forme di insicurezza o sofferenza occupazionale.
Tradotto in termini di retribuzioni, aggiunge la Uil, si è passati dai 21,1 milioni di contribuenti del 2008 ai 20,8 milioni dello scorso anno, con il reddito medio imponibile che è passato da 19.640 euro a 20.282 euro, crescendo dunque molto al di sotto dell’inflazione.