L’indicatore dei consumi della Confcommercio (o Icc) ha registrato l’ennesima flessione: a novembre siamo ad un -2% nei confronti dello stesso mese del 2012, mentre se il paragone è con il mese precedente si registra una riduzione molto più limitata: lo 0,1%.

Secondo questo sindacato, i segnali di un miglioramento del clima economico sono ancora troppo deboli e non possono produrre effetti positivi su occupazione e reddito. Contemporaneamente a queste notizie arriva l’ennesimo dato preoccupante dall’Istat: nei primi nove mesi dell’anno che si è appena concluso, il potere di acquisto delle famiglie è diminuito dell’1,5% se confrontato al 2012. Se guardiamo solo al terzo trimestre 2013 siamo ad un crescita dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, primo aumento dal secondo trimestre 2012 (che diventa un -0,8% se il confronto riguarda il terzo trimestre 2012).

Secondo Confcommercio, l’Icc deve confrontarsi con un sentiment delle famiglie negativo, e con il forte peso rappresentato dall’incertezza e dal dibattito sulle manovre di finanza pubblica – ovvero legge di stabilità. A questo fa da contraltare il lento recupero di fiducia delle imprese, connesse ai dati positivi – visto il momento ovviamente – sulla produzione industriale e sugli ordinativi. L’unica variazione positiva dell’Icc riguarda la spesa reale in beni e servizi per le comunicazioni (+6,6%).

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