L’ultimo numero del bollettino economico della Banca d’Italia ci dice quello che sappiamo già – ma lo dice con l’autorità della voce di Bankitalia. Quali sono i dati di fatto? “Nel terzo trimestre il Pil avrebbe segnato una nuova, lieve flessione“. Colpa del “protrarsi della caduta degli investimenti e, in misura minore, dell’effetto dell’andamento sfavorevole del commercio internazionale sulle nostre esportazioni“.

Secondo il nostro istituto centrale migliorano i consumi delle famiglie – pur avendo raggiunto dei livelli molto inferiori a quelli di qualche anno fa -, soprattutto per l’aumento della fiducia registrato nei mesi finali della scorsa primavera. Più problematico il problema del riavvio degli investimenti, causato soprattutto dall’incertezza. Anche il mercato del lavoro – che si sta stabilizzando -, è in sofferenza. E su tutto pesa i rischi legati alla deflazione: “rimane elevato il rischio che un periodo prolungato di bassa inflazione, se non di calo dei prezzi, metta a repentaglio l’ancoraggio delle aspettative; ne scaturirebbero effetti sfavorevoli sul livello dei tassi di interesse reali e sull’andamento del debito in rapporto al Pil“.

Una notizia positiva è che, comunque, nei primi nove mesi del 2014, non si sono interrotti gli afflussi di capitali privati verso l’Italia. Gli acquisti netti di titoli pubblici italiani hanno generato afflussi di capitali esteri per quasi 71 miliardi – erano stati 13 in tutto il 2013 -, e si tratta soprattutto di acquisti a medio e lungo termine. I non residenti hanno continuato a investire anche in obbligazioni emesse da banche e da società private e in titoli azionari italiani.

La notizia buona è soprattutto un’altra, “vi sono segnali di miglioramento delle condizioni del credito, ma non sono generalizzati. Il costo dei prestiti è diminuito, rispondendo alla riduzione dei tassi ufficiali; si sono stabilizzate le erogazioni di mutui alle famiglie, mentre continua la flessione del credito alle imprese. Secondo i sondaggi le difficoltà di accesso al credito bancario si attenuerebbero, ma restano elevate per le imprese di minore dimensione. Sulla domanda di finanziamenti pesa il ciclo ancora sfavorevole degli investimenti. È proseguita la riduzione rispetto al picco del 2013 dei flussi di nuove sofferenze in rapporto alle consistenze dei prestiti alle imprese“.

Bankitalia promuove le scelte del governo Renzi “un più graduale processo di riequilibrio può aiutare a evitare una spirale recessiva della domanda; si giustifica se i margini di manovra che ne derivano saranno utilizzati efficacemente per rilanciare la crescita dell’economia e innalzare il potenziale di sviluppo nel medio e lungo termine”. All’esecutivo, Bankitalia  chiede – un classico – “un’azione di riforma ad ampio spettro, con tempi ed esiti certi“. Oltre all’azione del governo italiano ci vuole l’apporto dell’Unione Europea e delle sue politiche di bilancio, per “determinare condizioni macroeconomiche più favorevoli, attraverso lo sfruttamento dei margini di manovra delle politiche nazionali e azioni incisive a livello comunitario“.

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