L’impressione è che qualcosa a livello europeo si stia rompendo, perché per la prima volta uno degli interlocutori – parlo del ministro dell’Economia Piercarlo Padoan – interviene nel dibattito sull’economia europea in stagnazione con toni che sembrano meno paludati (evviva) (foto by Infophoto).
Il nostro ministro ha risposto così ad un domanda del quarto canale radio della Bbc sul ruolo della Banca centrale europea: “Tutti gli attori in campo facciano la loro parte, anche la Bce“, “che vuol dire per la Bce essere coerente nel portare l’inflazione nuovamente vicina al 2% che è una cifra ragionevole“, ma “molto lontana dai livelli attuali“.

D’altra parte Padoan dice di essere “fiducioso che le riforme che stiamo realizzando dispiegheranno i loro effetti nel medio termine, che significa nei prossimi due anni. Per vedere un effetto delle riforme sulla crescita c’è bisogno di tempo. Pochi trimestri non sono sufficienti“. La contrazione dell’economia italiana “non dipende dalle riforme ma riflette problemi che esistono da tempo. E’ vero che il percorso delle riforme in Italia non è stato brillante ma il governo attuale è differente“.

Dalla lettura di queste dichiarazioni cosa si può evincere? Che sono aumentate le pressioni dei governi sulla Bce perché rompa lo stallo in cui siamo finiti. Del resto c’è poco da fare, se non si può usare la leva fiscale, l’unico modo per rivitalizzare economie in stallo – per non dire peggio – è la leva monetaria.

L’altro aspetto interessante è che per una volta un ministro ha detto una verità evidente: l’avvilente litania del “ci vogliono le riforme” ci ha portato dentro a questo baratro economico. E se continuiamo ad usarla servirà pure per seppellerci. Per uscire fuori dal pantano ci vuole altro…