Il mio ultimo libro “Non di solo euro. Breve giro del mondo delle monete alternative” (Editrice Missionaria Italiana, pp. 64, euro 5,00), è dedicato a uno dei temi che è stato più al centro della recente campagna elettorale per le Europee: cosa ce ne facciamo dell’euro? La risposta che cerco di dare è diversa da quelle abituali. In fondo, non è necessario «uscire» dall’euro per risolvere la crisi economica.

Una possibile soluzione  - nessuno ha la bacchetta magica – potrebbe essere quello di affiancare all’euro, costruzione fatta su misura dalla grande finanza, monete locali o complementari, che alimentino il commercio e l’economia delle diverse regioni. Le esperienze positive in questo campo sono numerose, anche in Italia – come la moneta dal Parco dell’Aspromonte, l’EcoAspromonte o il Simec.

Queste monete sarebbero ancora più importanti nel nostro Meridione, visto che nel Sud la crisi colpisce con maggiore forza… Ma l’Italia in particolare è bloccata da un quadro normativo che colpisce tutte le esperienze fatte in questo campo – e che sarebbe ora di cambiare… Questa gabbia normativa ha comunque permesso la creazione di realtà di successo, come il Sardex, nato in un piccolo comune a nord di Cagliari, che ad oggi viene utilizzato per scambi del valore di 15 milioni di euro, i quali rimangono tutti sul territorio.

Insomma, dobbiamo cominciare a vedere le cose in modo diverso e dare il giusto valore al denaro, perché occorre “riappropriarsi progressivamente della moneta e non lasciarla più nelle mani delle banche. La moneta deve servire, non asservire.