L’Ocse ha tagliato le stime di crescita dell’Italia nel suo rapporto diffuso oggi. Il Belpaese passa da un +0,5% ad un -0,4%, ed anche per il 2015 le previsioni sono fosche, perché si passa dal +1,1% al +0,1%. L’Ocse taglia anche i risultati di tutti i paesi del G7: per esempio la Germania passa dal +1,9% al +1,5%, e taglio ancor più significativo riguarda l’anno prossimo da +2,1% a +1,5%. Non va meglio a tutta l’Eurozona: per il 2014 si va dal +1,2% al +0,8%,  e nell’anno successivo da +1,7% a +1,1%.

Insomma l’Europa va ancora una volta male, mentre secondo l’Ocse vanno “bene gli Usa“, il Giappone, la Cina, ed “alcune economie periferiche“ la ripresa si sta rafforzando in India. Sul futuro pesano le insidie della deflazione in Europa, e i rischi legati ai conflitti in Ucraina, Medio Oriente e le incertezze legate al referendum della Scozia.

Anche l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha tagliato le stime di crescita per l’Europa, ed in particolare vede un’economia italiana piatta nell’anno in corso. Secondo S&P “sono tre i fattori alla base di questi segnali di debolezza: la crescita degli scambi mondiali è stata abbastanza modesta finora quest’anno; gli investimenti delle aziende hanno mostrato solo piccoli segnali di ripresa; le sofferenze dell’Italia sono diventate più pronunciate“.

Tra i problemi ci sarebbero “il rallentamento dell’export” e “i ritardi nelle riforme strutturali avviate che hanno raffreddato la fiducia di aziende e investitori“. Il risultato finale “è che la crescita resta rallentata da una debole domanda interna” (foto by Infophoto).

L’unica cosa che sembra a favore della crescita è la politica della Bce di Mario Draghi, anche se ci si aspetta meno di 10 miliardi di dollari di acquisti di Abs al mese…