I consumi sono in stallo. Almeno secondo l’Istat. A gennaio, secondo il nostro istituto statistico, l’indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio registra una variazione nulla rispetto al mese precedente. Ancora in territorio negativo il confronto con gennaio 2013:  -0,9%. Un dato che è effetto del -0,1% sui prodotti alimentari e del +1,3% per quelle di prodotti non alimentari.

Il trimestre novembre -gennaio segna un -0,4% rispetto al trimestre precedente. Se si guarda alle vendite per forma distributiva, si può osservare il +1% della la grande distribuzione contro il -2,5% delle piccole superfici. Se si guarda a tutto l’anno la forbice si allarga con il +3,1% della grande distribuzione contro il -2,5% dei
Si allarga la forbice tra gli affari fatti dai discount, sempre più cospicui, e i magri ricavi che si ritrovano in cassa a fine mese i piccoli negozi.Secondo l’Istat i grandi supermercati alimentari segnano un balzo del 3,1% su base annua, mentre i negozi di vicinato e le botteghe di quartiere scendono del 2,5%. Come afferma il Codacons, i dati”confermano le difficoltà delle famiglie ad arrivare a fine mese e la conseguente caduta dei consumi“. E continua ricordando che “se nel 2007 si mettevano nel carrello 5 prodotti alimentari, ora se ne prendono soltanto 2».

Il prezzo diventa un fattore decisivo nella scelta. E per questo si corre il rischio di vedere scomparire i negozi di vicinato e questo – come dicono dall’associazione delle microimprese Comitas – “a tutto vantaggio delle grandi catene commerciali straniere”. Per questo il Governo Renzi deve salvare il piccolo commercio al dettaglio con provvedimenti ad hoc urgenti.

Come spiega Confcommercio ”il miglioramento della fiducia delle famiglie e degli ordinativi dal versante produttivo non sono ancora in grado di stimolare i consumi“, che quindi  non ha “minimamente beneficiato di questi timidi segnali e che la ripresa è ancora tutta da costruire“.

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