Il Brasile batte l’Italia. Non stiamo parlando di calcio, ma dell’industria. Come produttori di manufatti siamo stati superati anche dai carioca. L’allarme ci arriva dalla Confindustria. Il suo centro studi ha elaborato una classifica dei paesi produttori e il nostro paese mostra un trend preoccupante: mentre i volumi mondiali sono cresciuti del 36% tra il 2000 e il 2013, noi abbiamo registrato un pessimo -25,5%.

Secondo il leader di Confindustria Giorgio Squinzi, “non siamo vittime di un destino crudele e ineluttabile, siamo noi che possiamo e dobbiamo costruire il nostro futuro“. Secondo l’industriale, serve “un salto di mentalità, una svolta chiara e decisa. E mi pare che si stanno creando le condizioni per tale svolta. Sono sicuro che ce la possiamo fare: ce la dobbiamo fare“.

La “massiccia erosione della base produttiva” non è solo il frutto della crisi: 100.000 fabbriche sono sparite nel periodo 2011-2011, e a loro se ne sono aggiunte altre 20.000 (a cui bisogna aggiungere i 160.000 posti di lavoro andati a farsi benedire) nel biennio successivo. Tra il 2007 ed il 2013 “la produzione è scesa del 5% medio annuo, una contrazione che non ha riscontro negli altri più grandi Paesi manifatturieri“.

Quali sono le cause di questa situazione? Ce ne sono diverse, tra cui “il calo della domanda interna, l’asfissia del credito, l’aumento del costo del lavoro slegato dalla produttività, la redditività che ha toccato nuovi minimi“. Anche l’Europa non sta tanto bene, perché è “fiaccata da politiche di bilancio, dal credit crunch e da un euro forte che rallenta le esportazioni“.

L’Italia è quella che sta peggio “tra tutte le grandi economie industriali” perché sconta “gli effetti congiunti del crollo della domanda interna e di un costo del lavoro alto“. Anche se resta “una forte capacità di competere” e “ci sono segnali di cambiamento delle strategie delle imprese” per rispondere ad esempio al credit crunch senza ridurre gli investimenti.

Ecco infine la classifica dei paesi manufatturieri: Cina, Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, India. Al settimo posto il Brasile che sorpassa l’Italia, che scende quindi dal settimo all’ottavo posto.

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