Dopo i primi segnali positivi arrivati alla fine dell’anno scorso, il potere di acquisto delle famiglie torna a mostrare un segno negativo: nel primo trimestre del 2014, l’Istat registra un -0,1% rispetto al trimestre precedente e un -0,2% nei confronti del primo trimestre 2013. Nonostante questo dato i nuclei italiani – anche se lentamente – stanno tornando a spendere: nel primo trimestre dell’anno i consumi sono cresciuti dello 0,2%.

Poco ma comunque molto, visto che le famiglie italiane non erano in terreno positivo da due anni. Ovviamente il micro-aumento della spesa è il prodotto di un’erosione dei risparmi (al 10% in calo guardacaso dello 0,2%), visto che dal punto di vista del reddito siamo più o meno in stallo. Sulle previsioni l’Istat si è fatta – finora – una topica, visto che aveva stimato un 2014 con il potere di acquisto in rialzo per le famiglie – finora si registrano solo segni meno dal 2008.

Ora c’è da vedere quale sarà l’impatto del famigerato bonus degli 80 euro del governo Renzi. Complessivamente comunque il quadro mostra una situazione ancora di stallo. Il tasso di investimento delle famiglie è sceso ai livelli di 12 anni fa, mentre per le aziende si registra un altro minimo storico – con i profitti che segnano un +0,3% su base annua. Il Codacons lancia l’ennesimo segnale di allarme: Se nel corso del 2014 proseguirà il trend negativo del potere d’acquisto, anche i consumi a fine anno registreranno segno negativo“.

Piccolo spiraglio sulla pressione fiscale: terzo trimestre con il segno meno, con un primo trimestre al 38,5% contro il 38,8% del trimestre precedente.


photo credit: Philip Taylor PT via photopin cc