Ieri abbiamo visto alcune proposte che potrebbero servire per rilanciare l’industria, e quindi l’economia, italiana. Di carne al fuoco ne ho già messo tanta, ma ovviamente non mi basta, per questo continuo con l’elenco di cose da fare. Un altro punto del programma è la difesa dei settori più interessanti per la nuova politica industriale europea – non è la stessa roba se i soldi dell’Unione Europea si indirizzano verso la meccanica strumentale piuttosto che l’elettronica di consumo.

Non ci si può poi dimenticare della politica energetica, vista sia dal punto di vista dell’impatto sulla bilancia commerciale, sia come investimenti ed occupazione. L’Italia non può continuare a vivere situazioni come quelle degli ultimi mesi: il governo Letta aveva presentato un grande progetto per fare del nostro paese il punto di arrivo dei rifornimenti energetici di tutta la UE. Sono subito partiti tutti i possibili ed immaginabili veti locali.

Bisogna infine rimettere al centro della politica industriale le risorse umane. Bisogna valorizzarle a partire dalla loro formazione ed istruzione. Bisogna rimettere al centro le scuole tecniche, ci vuole una forte collaborazione con le imprese, e a crescere nel numero degli ingegneri. Un’altra cosa da copiare alla Germania è la rete di strutture di ricerca dedicata esclusivamente a risolvere i problemi di innovazione delle singole aziende. I tedeschi la chiamano Fraunhofer, e copre diversi settori, dall’elettronica ai processi di automazione ed alla biotecnologia e i risparmi energetici.

Difficile partire con la rete tedesca di 60 di questi istituti più 18.000 ricercatori e ingegneri. Si potrebbe partire con 5 o 6 di queste entità nelle nostre regioni più industriali. 

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