Molti di voi non ci crederanno, ma la situazione economica italiana non è così disperata come indicano i dibattiti e gli esperti. Ci sono tanti luoghi comuni sull’Italia e le sue aziende. Certo la pressione fiscale è eccessiva, la burocrazia è – purtroppo – dominante, ma ci sono ancora tante imprese presidiano con successo i mercati internazionali.

L’Italia nella manifattura continua ad essere seconda solo alla Germania per quanto riguarda il surplus con l’estero, il nostro Mezzogiorno ha da solo un valore aggiunto agricolo superiore a quello dell’intera Germania, e siamo primi in Europa nel numero di pernottamenti di turisit che provengono al di fuori dell’Unione Europea.

Insomma il problema principale dell’Italia è, con ogni probabilità da ricercarsi soprattutto nella debole dinamica del mercato interno, da imputarsi alle inefficienze della burocrazia e – soprattutto – dalle eccessive sperequazioni tra i suoi abitanti – unita agli assurdi eccessi delle politiche di austerità.

Difficile oggi come oggi asserire che in Italia ci sia “un modello di specializzazione sbagliato”, come recita uno studio dell’Unione Europea se si considera che l’Italia esporta nei 37 paesi con cui il nostro paese lavora di più, la bellezza di quasi 100 miliardi di euro di prodotti… Ora però la politica dovrebbe impegnarsi a fare qualcosa: un processo importante di sburocratizzazione, ma non solo. Tagliare il cuneo fiscale, permettendo di aumentare le buste paghe dei lavoratori e riducendo il costo del lavoro delle imprese. Altro che abolizione dell’Imu sulla prima casa…

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