“Il debito elevato resta un grave problema dell’Italia, che è sempre vulnerabile ai repentini cambiamenti dei mercati: permane, quindi, il rischio di contagio al resto della zona euro se si dovesse intensificare nuovamente la pressione sul debito italiano”. A sostenerlo la Commissione Ue nel Rapporto sugli squilibri macroeconomici, dove si sottolinea ancora una volta quanto il Belpaese debba fare per combattere il calo dell’export, il debito elevato e la scarsa competitività di imprese e Pubblica Amministrazione: fattori che rendono l’Italia del tutto incapace di assorbire gli shock economici, con il rischio che diventi il possibile vettore-contagio di ogni crisi.

Gli squilibri italiani: cosa chiede l’Ue. “In Italia persistono squilibri macroeconomici che richiedono monitoraggio e azione decisiva”, afferma la Commissione, sottolineando che “andamento dell’export, perdita di competitività e debito elevato in una situazione di crescita condizionata richiedono attenzione per ridurre i rischi di effetti avversi”.
La persistente debolezza strutturale ha ridotto la capacità italiana di assorbire gli shock economici, la condizione finanziaria resta fragile e le prospettive di crescita a medio termine restano condizionate. Nonostante siano state prese misure importanti per affrontare questi squilibri, che la Commissione ha indicato già a maggio e novembre 2012, la loro piena applicazione resta una sfida e servono azioni in diverse aree”.
All’Italia l’Ue chiede anche un “sistema fiscale più favorevole alla crescita”, invitandola ad “applicare in pieno le riforme adottate negli ultimi mesi, e proseguire lo sforzo, per sostenere il consolidamento dei conti e liberare il potenziale di crescita”.
La capacità di ripresa delle banche italiane”, allo stesso tempo, “si è molto indebolita da metà 2011, minando la loro capacità di sostenere l’attività economica” e “la recessione a doppio calo (double-dip) ha aumentato il rischio di credito nel settore privato”.
L’export italiano”, inoltre, “soffre del modello di specializzazione delle imprese, simile a quello cinese, che punta su settori low-tech per la scarsa capacità di innovazione delle aziende. Responsabili anche barriere normative e clima sfavorevole al business”. Occorre, dunque, “migliorare istruzione e Pa, rendere più facile la vita alle imprese: la Commissione chiede all’Italia di modernizzare il settore dell’istruzione, migliorare con decisione l’ambiente in cui operano le imprese e l’efficienza della pubblica amministrazione”.