Standard & Poor’s ha tagliato il rating di lungo periodo di 18 banche italiane ad eccezione di Intesa Sanpaolo e UniCredit: per l’agenzia internazionale gli istituti nostrani operano in un ambiente con alti rischi economici, lasciando le banche più esposte ad una recessione più dura e lunga di quanto precedentemente stimato.
Nella nota diramata ieri pomeriggio da S&P si precisa, inoltre, che la decisione segue il downgrade dell’Italia deciso lo scorso 9 luglio: Ubi Banca e Credem, di conseguenza, sono scese a livello ‘BBB-‘, Fga Capital, Iccrea e Mediocredito a livello ‘BB+’, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare di Vicenza, Banco Popolare e Veneto Banca a ‘BB’, Unipol Banca, infine, a ‘BB-’.
Tra le banche risparmiate dalla scure di S&P, oltre a UniCredit e Intesa Sanpaolo, si segnalano Banca Fideuram, Banca Popolare dell’Alto Adige, Mediobanca, l’Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane e l’Istituto per il Credito Sportivo.
Standard & Poor’s, tuttavia, mantiene l’outlook negativo su tutto il settore bancario italiano, ad eccezione di Banca Carige e Dexia Crediop, i cui rating restano in ‘creditwatch’ negativo, cioè sotto osservazione per un possibile taglio.
Per quanto riguarda, infine, l’ambiente “ad alto rischio economico”, per S&P il Pil, gli investimenti e il prodotto pro-capito italiani, fortemente depressi negli ultimi sei anni, non segneranno significative inversioni di tendenza nel 2014.