Non si placano le polemiche scatenate dal taglio del rating dell’Italia da parte di Standard & Poor’s: Banca d’Italia e ministero dell’Economia hanno duramente contestato la decisione dell’agenzia di rating Usa di abbassare da BBB+ a BBB il giudizio di solvibilità dell’Italia, che rischia ora di far lievitare la copertura del debito pubblico italiano.
Il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, nel suo discorso all’assemblea annuale dell’Abi tenutasi questa settimana, ha osservato che i giudizi degli analisti internazionali, agenzie di rating comprese, sul Paese sono legati a “mutevoli valutazioni” e quelli “sulla solidità dei bilanci delle banche italiane non sempre sono ben motivati”. Per il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, intervenuto sullo stesso palco dopo Visco, la decisione di S&P, inoltre, “si basa su dati vecchi e non tiene conto delle più recenti azioni del governo”.
Se per S&P il downgrade è stato determinato principalmente da due fattori quali l’ulteriore indebolimento dell’economia e la mancata trasmissione sull’economia reale della politica monetaria espansiva della Bce, aggravati dai  differenti approcci del governo su come affrontare i buchi di bilancio, per Ignazio Visco, tuttavia, le difficoltà dell’economia italiana sono da rileggere in relazione ai “rischi di rallentamento dell’economia mondiale” e alle “incertezze sulla governance europea” che finiscono per pesare anche sullo spread Btp-Bund. Il numero uno di via Nazionale, infine, richiama l’esecutivo che, sotto le spinte per l’abolizione della tassa sulla prima casa e dell’aumento dell’Iva, rischia di derogare alla politica del rigore dei conti pubblici.