Funzionario, burocrate. Non è mai stato votato, non ha mai subito il controllo di un parlamento, ma ha un potere enorme, superiore a quello della maggior parte dei politici.
E può dire quello che vuole, tanto resterà sempre al suo posto… Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e consigliere della Banca centrale europea e principale contraltare dell’azione di Mario Draghi all’Eurotower.

Per questo fondamentalista del mercato, la disoccupazione giovanile al 64,2% è un dato di poco rilievo. L’unica cosa che conta è il mercato. Gli aspetti sociali sono un’inutile corollario. E ripetere senza fine parole d’ordine e ricette che non ci porteranno mai fuori dalla recessione in cui ci siamo impantanati – come hanno spiegato premi Nobel dell’economia come Paul Krugman e Joseph Stiglitz.

Povertà e disoccupazione? Al burocrate interessano poco o nulla, l’unica cosa che conta che conta è “l’elevato livello di indebitamento pubblico” che rappresenta “uno dei problemi economici più gravi del nostro tempo”, o che “la volontà politica al risanamento” nell’Eurozona “sta scemando a causa delle minori pressioni da parte dei mercati”.

L’austerità ha fallito eppure Weidmann non se n’è accorto, risanamento, se condotto attraverso la via dei tagli alla spesa, “è di sostegno alla crescita”. La massima concessione:  ”E’ vero che nel breve termine la necessità di consolidamento dei conti pubblici ha frenato la crescita, questo non si può negare. Nondimeno, un impegno credibile a favore di finanze pubbliche solide porterà fiducia. E la fiducia è quello che manca nell’eurozona”.

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