Voci vicine al commissario per gli Affari economici Olli Rehn vedrebbero nel deficit fissato dall’Italia per il 2013, il 2,9% del Pil, un serio ostacolo alla chiusura della procedura d’infrazione contro il Paese.
La notizia circola già da ieri sera e al centro delle osservazioni della Commissione europea ci sarebbe il piano da 40 miliardi destinato al rilancio delle imprese (e freddamente accolto da Confindustria e Confcommercio), anche se il premier uscente Mario Monti ha rassicurato che il suo esecutivo lascerà “al prossimo governo un Paese che non ha problemi di questo tipo” e “ad aprile l’Italia sarà fuori dalla procedura d’infrazione”.

I dubbi di Bruxelles. Secondo le indiscrezioni Ue, la Commissione riterrebbe il nuovo obiettivo sul deficit (2,9%) annunciato la scorsa settimana dal governo italiano per il 2013 “una situazione limite”, in grado di impedire la tanto agognata chiusura della procedura d’infrazione per deficit eccessivo contro l’Italia.
Per Bruxelles, si legge su Repubblica, “un deficit al 2,9% del Prodotto interno lordo nel 2013 potrebbe rendere più difficile la chiusura della procedura di deficit eccessivo contro l’Italia a maggio”. Con un deficit a questi livelli, avrebbe aggiunto la fonte Ue del quotidiano romano, “l’Italia è in una situazione limite” e l’annuncio della scorsa settimana con cui l’esecutivo uscente ha dichiarato di innalzare il deficit al 2,9%, con un +0,5% per i rimborsi della Pa, non fa altro che creare “incertezza” sulla reale possibilità di stoppare la procedura per deficit eccessivo in corso.
La recente apertura della Commissione ad una maggiore flessibilità sul deficit e sul debito per sanare i debiti arretrati delle Pa, ha ricordato la fonte, riguarda i Paesi che non sono incappati in procedure d’infrazione, “e questo non è il caso dell’Italia”.

photo credit: Gianni Dominici via photopin cc